Referendum costituzionale 2026
Se non si è né di destra né di sinistra, con questo referendum cosa ci sta chiedendo questo Governo e per quale scopo sotteso?
È normalissimo sentirsi confusi: quando si parla di riforme costituzionali e magistratura, il linguaggio diventa subito molto tecnico e “politichese”.
Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 è un referendum confermativo. Non serve un quorum (quindi non importa quanti andranno a votare, vince chi prende più voti) e riguarda la Riforma della Giustizia.
Incominciamo col dire che per mesi la stessa Presidente del Consiglio, ha bleffato come se stesse giocando a poker con i cittadini italiani, ha definito la separazione delle carriere “un’occasione storica per una giustizia più efficiente.” Salvo poi assistere alle smentite dei suoi: il ministro Nordio ha ammesso che la riforma “non c’entra niente con l’efficienza della giustizia”, e la senatrice Bongiorno si è spinta a definire “ignorante” chi possa pensare il contrario.
Separare le carriere non riduce il numero dei fascicoli, non aumenta il personale, non semplifica il processo. È una riforma che riguarda l’assetto dell’ordine giudiziario, non il funzionamento quotidiano delle aule di tribunale. Presentarla come una risposta ai tempi della giustizia significa attribuirle un effetto che non può produrre, significa ingannare chi è chiamato a votare.
Ecco i tre punti chiave spiegati in modo semplice, senza bandiere politiche:
1. La Separazione delle Carriere
Oggi un magistrato può iniziare come Pubblico Ministero (l’accusa) e dopo qualche anno diventare Giudice (chi decide), o viceversa.
- Se voti SÌ: Vuoi che le carriere siano separate sin dall’inizio. Chi sceglie di fare il PM non potrà mai fare il Giudice e viceversa. L’idea è che il Giudice sia più “terzo” e imparziale se non ha mai condiviso lo stesso percorso professionale dell’accusa.
- Se voti NO: Ritieni che la cultura comune tra chi indaga e chi giudica sia un valore e che separarli possa indebolire l’indipendenza dei PM, avvicinandoli troppo al controllo del potere politico.
2. Il Sorteggio per il CSM
Il CSM è l’organo che decide assunzioni, trasferimenti e sanzioni per i magistrati. Spesso è stato criticato per il peso delle “correnti” (i partiti interni dei magistrati).
- Se voti SÌ: Sostieni il sorteggio (parziale o totale) dei membri del CSM per rompere il sistema delle correnti.
- Se voti NO: Credi che il sorteggio sia un metodo che sminuisce la professionalità e che i membri debbano essere scelti per merito e tramite elezione.
3. L’Alta Corte Disciplinare
Verrà creato un nuovo tribunale speciale (composto anche da non magistrati) per giudicare i magistrati che commettono errori o illeciti professionali.
- Se voti SÌ: Vuoi un organo esterno e più severo per giudicare chi sbaglia in toga.
- Se voti NO: Pensi che gli organi attuali siano sufficienti e che questa Corte possa essere usata come strumento di pressione politica contro i giudici “scomodi”.
In sintesi: le posizioni
Sebbene un cittadino non sia di destra o di sinistra, può essere utile sapere come si stanno muovendo i fronti per capire meglio i “perché”:
- Il fronte del SÌ: Composto in gran parte dalla maggioranza di governo e da partiti di area liberale/radicale: sostengono che la riforma renda il processo più giusto per il cittadino.
- Il fronte del NO: Composto dalle principali opposizioni e dall’Associazione Nazionale Magistrati. Sostengono che la riforma mini l’indipendenza della magistratura e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Sulla scheda troverai un unico quesito complesso che riassume tutta la legge. Votando SÌ approvi l’intera riforma, votando NO la bocci totalmente e tutto resta com’è ora.
Sinceramente non si capisce chi sostiene che la riforma renda il processo più giusto per il cittadino perchè questa osservazione non corrisponde al vero.
E perché il fronte no sostiene che la riforma mini l‘indipendenza della magistratura è l’equilibrio tra i poteri dello Stato?
Questa è la domanda centrale del dibattito. Chi sostiene il NO (composto da gran parte della magistratura, costituzionalisti e opposizioni) non vede la riforma come un semplice miglioramento tecnico, ma come un rischio per la democrazia.
Ecco i tre motivi principali per cui temono per l’indipendenza dei giudici:
1. Il rischio di “isolare” il Pubblico Ministero
Oggi il PM e il Giudice appartengono alla stessa “famiglia”. Secondo il fronte del NO, se separi le carriere, il PM finirà per diventare un super-poliziotto che risponde non più alla legge, ma al potere politico (il Governo).
- La paura: In molti paesi dove le carriere sono separate, il PM è sotto il controllo dell’Esecutivo. Il timore è che un domani il Governo possa dire ai magistrati: “Indagate su questo reato, ma ignorate quest’altro”.
2. Il Sorteggio: un attacco alla dignità
Il CSM è l’organo che garantisce che un giudice non sia punito o trasferito perché ha preso una decisione sgradita a un politico.
- La paura: Introdurre il sorteggio per scegliere chi siede nel CSM viene visto come un modo per dire che i magistrati non sono capaci di autogovernarsi seriamente. Si teme che questo indebolisca l’autorevolezza dell’organo che deve proteggere i giudici dalle pressioni esterne.
- D’altronde direi chi garantisce che i magistrati siano davvero capaci di autogovernarsi?
3. L’Alta Corte: un “tribunale politico”?
La riforma prevede una nuova Corte per giudicare i magistrati che sbagliano, composta anche da membri scelti dal Parlamento.
- La paura: Chi vota NO teme che questa Corte diventi un’arma di ritorsione. Se un giudice indaga su un politico potente, quel politico potrebbe (tramite i suoi rappresentanti nella Corte) avviare un procedimento disciplinare contro il giudice per “fermarlo” o punirlo.
L’Equilibrio dei Poteri
In Italia, il sistema è disegnato affinché nessuno dei tre poteri (Parlamento, Governo, Magistratura) prevalga sugli altri.
| Potere | Funzione | Perché il NO è preoccupato |
| Legislativo (Parlamento) | Fa le leggi | Teme che possa influenzare troppo la giustizia tramite le nomine. |
| Esecutivo (Governo) | Attua le leggi | Teme che possa finire per controllare l’attività dei PM. |
| Giudiziario (Magistratura) | Applica le leggi | Teme di perdere lo scudo che le permette di indagare chiunque, anche i potenti. |
In sintesi: Per il fronte del NO, se la magistratura diventa più debole o più “controllabile”, viene meno il controllo di legalità su chi governa, rompendo l’equilibrio che tiene in piedi la Costituzione.
Andando oltre gli slogan (che dimostrano già la superficialità politica) c’è da capire la logica profonda della struttura della nostra democrazia e comprendere perché questa riforma sia così divisiva.
Dimentichiamo per un attimo i partiti e guardiamo come è costruito il nostro Stato (la “macchina”).
Il fronte del NO si basa su un principio fondamentale della nostra Costituzione: l’uguaglianza dei poteri.
Ecco i tre motivi strutturali per cui dicono che la riforma “rompe” l’equilibrio:
1. Il PM come “Giudice dell’indagine”
In Italia, oggi, il Pubblico Ministero (chi accusa) ha la stessa cultura, formazione e concorso del Giudice.
- Perché è importante per il NO: Se il PM è un “collega” del giudice, è obbligato a cercare anche le prove a favore dell’imputato (art. 358 c.p.p.). Se lo separi drasticamente, il PM diventa una sorta di “super-avvocato dell’accusa” o un “super-poliziotto”.
- Il rischio: Una volta separato dal mondo dei giudici, il PM perderebbe quella cultura dell’imparzialità e finirebbe, prima o poi, sotto il controllo del Governo (come accade in USA o in Francia), perdendo la libertà di indagare sui potenti senza chiedere il permesso a nessuno.
2. L’indipendenza “interna” (Il CSM)
Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) serve a garantire che un giudice non sia trasferito in un posto sperduto solo perché ha dato torto a un ministro o a un potente locale.
- L’attacco al sorteggio: Il fronte del NO sostiene che scegliere i membri del CSM a sorte sia una “lotteria” che svilisce la funzione costituzionale.
- Il rischio: Se i membri sono estratti a sorte, l’organo che deve proteggere i giudici dalle pressioni politiche diventa più debole e meno autorevole. Un organo debole non riesce a fare da scudo contro le interferenze degli altri poteri (Parlamento e Governo).
3. La “spada di Damocle” dell’Alta Corte
La riforma vuole creare un’Alta Corte Disciplinare esterna per giudicare i magistrati che sbagliano.
- Perché il NO trema: Se questa Corte è composta anche da persone nominate dal Parlamento (politici o avvocati vicini ai partiti), si crea un cortocircuito.
- Il rischio: Un giudice, prima di emettere una sentenza scomoda per un politico, potrebbe aver paura di essere “processato” da questa Corte. In pratica si passerebbe da un sistema dove i giudici si controllano tra loro (autogoverno) a uno dove la politica ha una “clava” per intimidire i magistrati.
In sintesi: qual è il cuore del problema?
Il fronte del NO sostiene che l’equilibrio della nostra democrazia si regge su un muro di separazione tra chi fa le leggi (Politica) e chi controlla che vengano rispettate (Magistratura).
Se indebolisci la Magistratura (separandola, sorteggiando i suoi capi o minacciandola con nuove Corti), quel muro crolla, e quando il muro crolla, chi ha il potere politico non ha più nessuno che possa controllarlo davvero.
Il cuore della preoccupazione di chi dice NO consiste nel fatto che il rischio non è solo un cambio di regole in ufficio, ma uno spostamento del baricentro del potere verso la politica.
Ecco come questa “ingerenza” si manifesterebbe concretamente secondo i critici della riforma:
1. Il Pubblico Ministero “indifeso”
Oggi il PM è un magistrato indipendente esattamente come il giudice. Separandoli:
- L’effetto: Il PM non farebbe più parte di un corpo unico e autonomo. In quasi tutto il resto del mondo, dove le carriere sono separate, il PM finisce per dipendere dal Ministero della Giustizia.
- L’ingerenza: Se il PM dipende dal Governo, la politica potrebbe decidere quali inchieste far correre e quali far finire in un cassetto (ad esempio, rallentando le indagini sulla corruzione politica).
2. Il Sorteggio: un CSM “senza spina dorsale”
Il Consiglio Superiore della Magistratura è lo scudo dei giudici contro i politici.
- L’effetto: Estrarre i membri a sorte (invece di farli eleggere dai colleghi per meriti e programmi – ma questa comunque pare una vera e propria casta) renderebbe l’organo più debole e meno autorevole.
- L’ingerenza: Un organo “casuale” farebbe molta più fatica a opporsi a un Governo forte o a un Parlamento deciso a limitare l’autonomia dei giudici. È come se in un esercito i generali venissero scelti a sorte: la struttura diventerebbe meno capace di resistere a pressioni esterne.
3. L’Alta Corte: il controllo politico sulle sanzioni
Questa è forse l’ingerenza più temuta. La riforma crea un tribunale per punire i magistrati composto anche da membri scelti dal Parlamento.
- L’effetto: Un giudice che deve decidere su una legge controversa o su un potente politico saprebbe che, se sbaglia (o se la sua interpretazione non piace), potrebbe finire davanti a questa Corte.
- L’ingerenza: Diventa una forma di condizionamento psicologico. Il giudice potrebbe essere tentato di essere “morbido” con il potere per evitare ritorsioni disciplinari decise da un organo in cui la politica ha un peso determinante.
Lo schema del “colpo di mano” (secondo il NO)
| Prima della Riforma | Dopo la Riforma (Rischio Ingerenza) |
| Il PM è libero di indagare chiunque. | Il PM rischia di dover seguire le “priorità” del Governo. |
| Il CSM è un organo forte e consapevole. | Il CSM è indebolito dal sorteggio. |
| I magistrati si giudicano tra loro (Autogoverno). | La politica entra nel tribunale che punisce i magistrati. |

In breve, chi vota NO sostiene che questa riforma non serva a rendere i processi più veloci (che è il vero problema dei cittadini), ma a rendere i magistrati più “obbedienti” o quantomeno meno fastidiosi per chi detiene il potere politico.
In pratica tutto si fa con questa riforma tranne che tutelare il popolo per una giustizia veloce, neutrale ed efficiente.
Ragionare in maniera neutra significa guardare la “meccanica” del potere, come se fosse un orologio. In uno Stato democratico, l’obiettivo è l’equilibrio: se un pezzo diventa troppo forte, schiaccia gli altri.
Se usciamo dal tifo politico, la questione si riduce a un dilemma fondamentale tra due valori opposti. Ecco l’analisi neutra dei punti di attrito:
1. Il dilemma dell’Imparzialità vs. Indipendenza
Il cuore della Separazione delle Carriere non è una scelta tra bene e male, ma tra due rischi:
- Il rischio del sistema attuale: Se il Giudice e il PM prendono il caffè insieme e appartengono allo stesso sindacato, il Giudice potrebbe essere psicologicamente influenzato a dare ragione al “collega” PM invece che all’avvocato difensore. Questo mina l’imparzialità. Nella pratica però succede non poche volte che i giudici non danno ragione al PM che accusa, infatti il GIP potrebbe richiedere l’archiviazione del processo.
- Il rischio della riforma: Se separiamo il PM e lo rendiamo un corpo a sé stante, questo “super-poliziotto” deve comunque rispondere a qualcuno. Se non risponde più alla cultura della giurisprudenza, è fisiologico che finisca sotto l’influenza del Governo. Questo mina l’indipendenza.
2. Il dilemma tra Democrazia e Competenza (Il Sorteggio)
Perché si propone il sorteggio? Per un problema reale: le “correnti” (i partiti dei magistrati) che decidono le carriere in base alle tessere e non al merito.
- L’analisi neutra: Il sorteggio elimina le lobby interne (le correnti), ma elimina anche la possibilità di scegliere i migliori. È una soluzione “drastica”: siccome non riusciamo a votare bene, ci affidiamo al caso.
- Il punto di rottura: Un organo scelto a sorte è tecnicamente più debole di uno eletto. In un sistema di pesi e contrappesi, un organo debole viene inevitabilmente occupato o influenzato da chi è più forte in quel momento (il potere politico).

3. Chi controlla i controllori? (L’Alta Corte)
Questo è il punto tecnicamente più delicato.
- Oggi: I magistrati si giudicano tra loro (autogoverno – casta?). Questo garantisce che nessun politico possa punire un giudice, ma crea il rischio di “casta” (ci si protegge tra colleghi).
- Con la riforma: Entrano i “laici” (nominati dal Parlamento). Questo rompe la casta e introduce un controllo esterno, ma apre la porta all’uso della disciplina come arma politica. Se un magistrato sa che il suo giudice disciplinare è nominato dai partiti, potrebbe autocensurarsi.
La sintesi del conflitto
Per ragionare in modo neutro, devi porti questa domanda:
È peggio avere una magistratura che rischia di essere una “casta” chiusa e troppo vicina tra accusa e giudizio, o una magistratura che rischia di essere indebolita e più soggetta all’influenza della politica?
Non esiste una risposta scientificamente corretta; dipende da quale rischio fa più paura.
- Se pensi che il problema principale dell’Italia sia lo strapotere dei giudici e i processi ingiusti, la riforma ha una sua logica.
- Se pensi che il problema principale sia l’invadenza della politica che vuole evitare i controlli, la riforma appare come un pericolo.
Conclusioni
Non è il momento di spostare l’attenzione su questa tema, secondo il mio personale punto di vista questo Governo deve, senza esitazione, ritirare questo referendum e occuparsi dei problemi seri dei cittadini e dei nostri giovani ovvero occuparsi di:
- una giustizia più veloce ed efficiente;
- scuole efficienti sia come struttura (edifici non a norma che minano la sicurezza dei giovani studenti) che come didattica;
- urbanizzare al meglio le città: strade, ponti;
- sanità;
- ambiente;
- dei soldi del PNNR non ancora spesi vista la scadenza per gestirli.
In realtà i fattori che determinano la lentezza del sistema giudiziario sono ben altri: carenze di organico, arretrati strutturali, organizzazione degli uffici, complessità delle procedure.
E che dire degli errori – orrori giudiziari?
L’esperienza internazionale lo conferma: i Paesi che adottano la separazione delle carriere non sono affatto immuni da errori giudiziari. Gli Stati Uniti ne sono l’esempio più evidente – un sistema fondato sulla netta distinzione tra giudici e prosecutors, eppure tra quelli con il più alto tasso di condanne ingiuste al mondo.
Infine, sulla separazione delle carriere, nel dibattito pubblico sfugge il vero significato della riforma: il controllo del governo sulla magistratura.
Con la separazione delle carriere cambia l’equilibrio complessivo dell’ordine giudiziario: si moltiplicano gli organi di autogoverno e si introducono nuovi meccanismi di composizione. I membri togati saranno scelti per sorteggio, quelli laici dalla maggioranza parlamentare. Senza una garanzia costituzionale di maggioranza qualificata per l’elezione di questi ultimi, la maggioranza di governo potrà – da sola – determinarne la composizione, senza alcun reale confronto con le opposizioni.
Le conseguenze sono evidenti: nei nuovi organi, compresa l’Alta Corte disciplinare, le decisioni sui magistrati saranno fortemente condizionate dalla componente di nomina politica.
In questo senso la separazione delle carriere non appare come una riforma della giustizia in senso stretto, ma come una riforma degli equilibri tra poteri. Sposta il baricentro del sistema senza intervenire sulle cause che rendono la giustizia lenta o inefficiente.
I GIUIDICI SE SBAGLIANO COME PAGANO
In Italia, la responsabilità civile dei magistrati prevede che, in caso di errore giudiziario dovuto a dolo o colpa grave, il cittadino danneggiato chieda il risarcimento allo Stato, non direttamente al giudice. Lo Stato poi, teoricamente, può rivalersi sul magistrato, ma la responsabilità diretta e le sanzioni effettive sono rare.
Ecco i punti chiave sulla responsabilità dei giudici:
Sanzioni disciplinari: Le segnalazioni disciplinari contro i magistrati sono frequenti, ma le sanzioni effettive e la rimozione dall’incarico sono rare.
Il meccanismo di risarcimento: Se un cittadino subisce un danno ingiusto a causa di un comportamento o atto giudiziario, la legge consente di ottenere il risarcimento, ma l’azione si propone contro il Ministero della Giustizia.
Colpa grave o Dolo: Il giudice paga solo se viene accertata una “colpa grave” (violazione manifesta della legge) o un “dolo” (intenzione di nuocere).
Errori giudiziari: Gli errori giudiziari costano allo Stato italiano, tra risarcimenti e indennità per ingiusta detenzione, una media di circa 28,9 milioni di euro l’anno.
Critiche: Molti critici sostengono che i magistrati non paghino mai direttamente per i loro errori, ponendo la questione sulla proporzionalità rispetto alla responsabilità di altri lavoratori.
Cosa può fare il cittadino?
In caso di sentenza sbagliata, i rimedi principali per correggere l’errore prima che diventi definitivo sono:
- Appello: Riesame del caso da parte di una corte superiore.
- Ricorso in Cassazione: Per correggere errori nell’applicazione delle leggi.
- Revisione: Solo per i processi penali, se emergono nuove prove dopo la condanna definitiva.
- Riparazione per ingiusta detenzione: Un indennizzo specifico per chi è stato in carcere e poi assolto (lo Stato spende circa 28,9 milioni di euro l’anno per questi casi).
In un processo civile, se un giudice commette un errore grave, le regole sulla responsabilità sono molto simili a quelle penali, ma con alcune differenze specifiche su cosa viene punito e come si ottiene il risarcimento.
Ecco come funziona nel dettaglio:
Chi paga il danno al cittadino?
Come per il penale, paga sempre lo Stato. Se un giudice civile sbaglia per “colpa grave” o “dolo”, non puoi fare causa direttamente a lui.
- Azione contro lo Stato: Devi citare in giudizio la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
- Rivalsa sul giudice: Se lo Stato viene condannato a risarcirti, ha l’obbligo di rivalersi sul magistrato per recuperare i soldi.
- Limiti al pagamento del giudice: Il magistrato può essere costretto a restituire allo Stato fino alla metà del suo stipendio annuo nethttps://www.facebook.com/profile.php?id=100057670500226to. Se però l’errore è stato fatto apposta (dolo), il giudice deve restituire tutto l’importo, senza limiti.
Quali errori civili sono punibili?
Non ogni decisione “sbagliata” porta a un risarcimento. La legge punisce solo:
- Diniego di giustizia: Quando il giudice rifiuta, omette o ritarda eccessivamente di compiere un atto del suo ufficio senza giustificazione (es. non emette una sentenza dopo anni di attesa).
- Colpa Grave: Ad esempio, se ignora una prova schiacciante presente negli atti o applica una legge in modo totalmente assurdo e negligente.
- Clausola di salvaguardia: Resta il fatto che il giudice non risponde mai per la sua “attività di interpretazione delle norme” o per come ha valutato i fatti e le prove, purché lo abbia fatto in modo ragionevole.
I numeri reali (Quanti pagano davvero?)
Nella realtà, è difficilissimo che un giudice civile paghi di tasca propria.
- Pochissime condanne: Tra il 2010 e il 2021, ci sono state solo 8 condanne definitive in 11 anni per responsabilità civile dei magistrati in tutta Italia.
- Costi per lo Stato: Gli errori giudiziari (tra civile e penale) costano allo Stato circa 28,9 milioni di euro l’anno in risarcimenti e indennizzi.
Come correggere l’errore civile?
Prima di chiedere i danni, devi cercare di rimediare all’errore usando gli strumenti del processo:
- Appello: Per far rivedere il caso da altri giudici.
- Cassazione: Se il giudice ha applicato male la legge.
- Correzione di errore materiale: Se il giudice ha fatto un semplice sbaglio di calcolo o di trascrizione nel scrivere la sentenza, si può chiedere una correzione rapida allo stesso giudice.
Il tema della responsabilità dei magistrati è stato al centro di diversi referendum (come quello storico del 1987 e i quesiti del 2022). Se passasse un referendum sulla responsabilità civile diretta, il cambiamento sarebbe radicale.
Ecco cosa cambierebbe concretamente rispetto al sistema attuale:
Fine del “Filtro” dello Stato
Oggi lo Stato fa da scudo: tu fai causa allo Stato, e lo Stato (forse) si rivale sul giudice.
- Con il referendum: Il cittadino potrebbe citare in giudizio direttamente il magistrato. Il giudice diventerebbe una parte privata nel processo, proprio come un medico o un avvocato che commette un errore professionale.
Addio al limite del risarcimento
Attualmente, la rivalsa dello Stato sul giudice è limitata alla metà dello stipendio annuo (tranne in caso di dolo).
- Con il referendum: Non essendoci più il filtro della rivalsa, il magistrato potrebbe essere chiamato a rispondere col proprio patrimonio personale (casa, conti correnti) per l’intero danno causato, a meno di non stipulare polizze assicurative private molto costose.
Impatto sulle decisioni (Il “Timore” del Giudice)
Questo è il punto più dibattuto tra favorevoli e contrari:
- I favorevoli dicono che i giudici starebbero molto più attenti, evitando superficialità e arroganza.
- I contrari sostengono che il giudice perderebbe la sua indipendenza: per paura di essere trascinato in tribunale e finire sul lastrico, potrebbe evitare di prendere decisioni scomode contro poteri forti o soggetti molto ricchi capaci di sostenerne le spese legali.
4. Il nodo dell’interpretazione
Attualmente, un giudice non risponde quasi mai per come “interpreta” la legge (altrimenti ogni sentenza ribaltata in appello sarebbe un reato).
- Il cambiamento: Se la responsabilità diventasse diretta, bisognerebbe riscrivere i confini tra “errore tecnico” e “libera interpretazione”, altrimenti l’intero sistema giudiziario rischierebbe il blocco per l’enorme quantità di denunce.
Nota storica: Nel 1987 gli italiani votarono sì alla responsabilità diretta (80%), ma il Parlamento varò poi la Legge Vassalli, che mantenne il sistema del risarcimento tramite lo Stato, di fatto “annullando” l’effetto pratico del voto popolare.
Col referendum 2026 cambierebbe la situazione
Il referendum costituzionale previsto per il 22 e 23 marzo 2026 non riguarda direttamente la “responsabilità civile diretta” (ovvero la possibilità per il cittadino di fare causa al singolo giudice), ma introduce cambiamenti strutturali che incidono sulla responsabilità disciplinare e sull’organizzazione della magistratura.
Cosa NON cambierebbe (La Responsabilità Civile)
È importante chiarire che questa riforma non introduce la responsabilità civile diretta.
- Il referendum sulla responsabilità diretta (che mirava a far pagare i danni ai giudici come ai professionisti privati) è stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale in passato e non fa parte del pacchetto di voto del 2026.
- Pertanto, anche dopo il 2026, per i danni subiti da un errore giudiziario continueresti a fare causa allo Stato, che poi eserciterebbe la rivalsa sul magistrato nei limiti previsti dalla legge attuale.