Sei un dipendente pubblico e assisti un familiare affetto da disabilità grave?
E’ quasi certo che il cargiver che sostiene durante la vita un familiare con problemi di salute ex art. 3 comma 3 Legge 104 e s.m.i.i sostiene costi anche notevoli per farsi aiutare inserendo una badante a cui pagare lo stipendio.
Una recente decisione della Corte di Cassazione ha aperto la possibilità di dedurre interamente lo stipendio del lavoratore domestico dal proprio reddito imponibile.
Ma c’è un problema, il solito problema all’italiano direi, l’Agenzia delle Entrate non ha ancora recepito questa novità nel 730/2026!
Gli stipendi corrisposti a un badante possono essere sottratte integralmente dal reddito complessivo del contribuente, superando i tetti previsti per le detrazioni d’imposta, purché l’attività sia direttamente finalizzata alla cura di un soggetto in condizioni di grave vulnerabilità.
Quali sono i requisiti oggettivi per ottenere l’accesso alla deduzione totale nel 730?
In pratica il rapporto di lavoro domestico deve avere una serie di requisiti che attestino la natura di assistenza specifica. Il primo requisito riguarda lo stato di salute del familiare assistito, il quale deve aver ottenuto il riconoscimento formale di disabilità grave ai sensi dell’art. 3 della legge 104, comma 3.
Questa certificazione medica rappresenta l’unico titolo idoneo a comprovare la necessità di una cura continuativa e permanente.
Se ti stai chiedendo cosa è il lavoro domestico significa che che è un tipo di lavoro subordinato, dove il datore di lavoro non è un imprenditore, bensì il soggetto presso la cui abitazione il lavoratore svolge l’attività di soddisfacimento di bisogni personali o familiari.
In virtù della l. 2 aprile 1958, n. 339 sulla tutela del rapporto di lavoro domestico il lavoratore domestico è l’addetto ai servizi domestici che presta la sua opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura.
Ritornando ai requisiti, il secondo riguarda il fatto che a livello contrattuale, la prestazione lavorativa deve essere inquadrata in una categoria adeguata alle mansioni di assistenza personale, come il livello CS previsto dal Contratto Collettivo Nazionale del lavoro domestico.

Il contribuente ha, inoltre, l’onere di garantire la perfetta tracciabilità dei flussi finanziari, conservando le buste paga mensili, i bollettini dei contributi previdenziali e le relative ricevute di pagamento bancarie o posta e, queste somme andrebbero inserite nel rigo E25 dedicato agli oneri deducibili, ma paradossalmente l’Agenzia delle Entrate siccome non si è ancora adeguata alla sentenza della Cassazione rigetta dal sistema questa operazione fiscale.
Un grave inadempimento direi da parte dell’Agenzia.
Ad oggi che possibilità ha il contribuente?
L’unica strada per noi contribuenti che assistiamo un parente disabile è la via della dichiarazione integrativa e cioè, presentare una dichiarazione integrativa a proprio favore. da trasmettere entro il 31 dicembre del 5° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria, consentendo il recupero delle maggiori imposte versate.